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umberta eca

Vorrei essere famoso come Umberto Eco per godere di rari privilegi. Per esempio, Alter Ego, un oscuro gruppo russo, ha inciso una canzone che reca per titolo il nome dello scrittore, benché declinato. Da raffinati intellettuali quali siete, so già che vi appassionerà al primo ascolto.

Alter Ego - Umberta Eca  

pam/gnam

Foto tratta

E' caduto il governo. Che noia, ora dovrò tornare al seggio elettorale di Pantigliate tra le signore che si fanno appositamente la messa in piega per andare a votare dopo la messa. E poi non so che cosa scegliere. Veltroni, nemmeno sotto la minaccia delle armi. Il centrodestra? E chi? Qualcuno come il signore nella foto, tale Nino Strano di AN? No so. Che affidabilità può dare uno che porta camicie così dozzinali, con quel triste bottone al polsino invece di un paio di gemelli, magari in madreperla?

La foto è tratta dal sito del Corriere della Sera, sul quale ogni video relativo a Prodi battuto al Senato è anticipato dallo spot del film Prima che sia troppo tardi, con Jack Nicholson e Morgan Freeman. Nel trailer dicono: "fai la lista delle cose che vorresti fare prima di tirare le cuoia". Un esempio superbo di umorismo involontario.

Sullo stesso sito del Corriere appare anche questa notizia.

Non per fare dietrologia, ma forse sta per tornare De Mita.

felicità

Felicità...
E' comperare all'Ikea
la lampada Tybble
al 50 per cento...

david lachapelle

Ogni mese redigo la mia rubrica Chopsticks su Exibart.onpaper. Questo è il testo della rubrica di qualche mese fa, scritta dopo aver visitato la mostra di David Lachapelle a Palazzo Reale.

"Io sottoscritto Colapisci Francesco Paolo, nato a Cefalù il 13 agosto 1940, voglio raccontarvi cosa è successo a me a alla mia signora Nogara Maria in Colapisci in data 24 settembre u.s.
I fatti sono successi a Milano dove ci eravamo recati per accompagnare la zia Giuseppa a fare una visita medica, visto che la zia non si fida dei dottori siciliani e vuole sempre specialisti del Nord. Maria non era mai stata a Milano, io invece ci avevo fatto il militare nel ’58 e gliene parlavo sempre.
Il secondo giorno abbiamo lasciato la zia Giuseppa intubata in ospedale e siamo andati al centro perché Maria voleva farsi le foto davanti al Duomo. Vicino alla cattedrale c’era un palazzo con dei grossi manifesti e su uno c’erano delle persone ignude e la scritta “Deluge”. Maria si è scandalizzata e ha detto “Andiamo via da queste zozzerie, Francesco Paolo! E cosa vuol dire Deluge?” Io ho detto che non lo sapevo, ma forse doveva essere qualcosa di morboso. Mi sono ricordato che a Pompei nel 1962, durante il viaggio di nozze, avevo visto qualcosa di simile, ma non avevano fatto entrare Maria. Non volevo lasciarla sola anche a Milano e così ho rinunciato a entrare.
Maria si è messa in posa davanti al Duomo e io ho scattato un po’ di foto con il Nokia N70 che ho comperato con gli arretrati della pensione di invalidità di zia Giuseppa. Allora Maria ha detto: “Francesco Paolo, facciamoci una foto insieme, chiedi a qualcuno se ce la fa.”
Ma non era facile, a Milano vanno tutti di fretta, non si ferma nessuno. Poi nessuno ci convinceva: quello no, quello è nero, quello ha la faccia da ladro…
Alla fine abbiamo visto uno abbastanza giovane, con una maglietta vecchia e un cappello di lana che stava passando con un gruppo di signori in giacca e cravatta. “Chiediamo a quello, Maria, mi sembra un giovane a posto. Assomiglia a tuo nipote Salvio, quello che sta all’Ucciardone.”
Mi sono avvicinato e gli ho detto se ci faceva una foto, ma lui non capiva: era straniero. “Clic, clic…” dicevo, mostrandogli il cellulare. I signori che erano con lui cercavano di portarlo via, ma lui faceva segno di no, che voleva fermarsi con noi e fare la foto. Allora ha preso il cellulare e Maria e io ci siamo messi in posa. Maria a bassa voce diceva: “Quello mi sembra un drogato, adesso vedi che scappa con il telefono…”
Invece quello guardava nello schermo, poi ha detto qualcosa a uno giovane che stava vicino. Il ragazzo si è avvicinato e ha iniziato a sfasciare a calci i pannelli di cartone che coprivano il Duomo. Un altro invece era andato a prendere un bidone della spazzatura e aveva iniziato a buttare i rifiuti intorno, poi mi ha costretto a sdraiarmi sopra. Maria non riusciva a muoversi, io ero terrorizzato e pensavo: “Ma guarda un po’ se dovevo venire a morire fino a Milano per colpa di questi capelloni drogati…”
I signori in giacca e cravatta guardavano soddisfatti, mentre quello che aveva sfasciato il pannello stava tornando di corsa da un bar della piazza con un secchio d’acqua che ci ha buttato addosso. Maria ha iniziato a piangere e a pregare con le mani alzate l’Immacolata patrona di Cefalù. Io non riuscivo a muovermi perché ho la sciatica e quando vado a terra non riesco ad alzarmi da solo. E gridavo: “Maria, chiamiamo le guardie!”.
“Nais nais… crai crai!” diceva quello che intanto faceva le foto con il mio cellulare. “Su, continuate così, gridate, piangete,” diceva uno in giacca e cravatta che era italiano.
Il peggio è arrivato quando quello del bidone si è avvicinato a Maria e ha iniziato a strapparle i vestiti. Allora ho trovato la forza di mettermi in ginocchio: morto sì, ma cornuto mai! Maria vedendo che era mezza nuda è quasi svenuta per la vergogna e io ho cercato di prenderla e siamo rimasti così: lei con le mammelle scoperte che chiamava la Patrona, io in ginocchio tra l’immondizia, tutti bagnati e quello con il cappellino di lana che faceva le foto con il mio cellulare.
Poi sono andati via tutti e noi siamo rimasti lì. Si è avvicinata una ragazza che mi ha restituito il cellulare, ci ha aiutati a rimetterci a posto e alla fine ci ha dato una fattura di 40 mila euro da versare a David Lachapelle, New York, per una serie di foto artistiche.
Intanto il gruppetto stava entrando nel palazzo dove c’era il manifesto con la foto morbosa e alcuni applaudivano. Se la patrona di Cefalù ci fa tornare sani e salvi a casa, giuro che mai più metterò piede in questa città scandalosa e anche così cara."

appelsina

Sono pronti gli otto testi che leggerò nel reading Appelsina con le musiche di Fabio Zuffanti. I titoli sono: La neve che coincide con se stessa, Myocastor coypus, Il XV Dalai Lama della Sfiga, Libretto grigio, Il mese perfetto dell’anno, Senza falce, senza un occhio, Un gioiello d’inverno, L’ufficio bizantino. Questo è anche l'ordine in cui verranno letti. Non ho inserito, anche perché non li ho completati, altri testi come La vita indiretta, An Carolina Kostner e Lettere strane e cappelli di lana. Dispongo quindi già di qualche bonus track. Diversamente da quello che avevo scritto sul sito di Appelsina, non leggerò nulla tratto dal Piccolo Isolazionista né brani dal sito UltraVoid. L'ispirazione di base è la stessa, ma ho preferito scrivere qualcosa di nuovo proprio per accompagnare le musiche di Fabio.


consiglio della settimana

Feeling di Takkyu Ishino è un brano oltre ogni immaginazione in cui il nipponico ha versato a fiotti Moroder, Cowley e Cerrone. Consigliato a tutti quei cialtroni che non hanno idea di cosa sia successo il giorno prima della loro nascita e credono che "gli Scissor Sisters siano un esempio ironico di recupero del trash musicale degli anni Ottanta" (frase realmente sentita dire da una persona che deve solo ringraziare la mia distrazione e quindi il fatto che avessi dimenticato la mia katana da città a casa).

moby

Avevo già parlato del nuovo disco di Moby in arrivo a marzo. Ho visto ora la copertina.

Caro Moby, intanto grazie per non esserti messo in copertina ancora una volta. E complimenti per questa immagine che racchiude tutto, da Madonna ai Roxy Music ai Matia Bazar di Roberto Colombo che forse non conoscerai.
E grazie per il sampler che hai messo sul tuo sito. Riascoltandolo mi sono sentito più giovane di 15 anni! Evviva! E' come se Hotel non fosse mai esistito!

santo subito!

sorpresa

Due lunedì fa ero in Canton Ticino. Avevo un appuntamento ed ero molto in anticipo. Così mi sono rifugiato nel Mcdonalds del Serfontana e mentre bevevo un cappuccino maxi ho letto sulla tovaglietta che ero in un hot spot ed era disponibile l'accesso a Internet gratuito per mezz'ora. Allora ho tirato fuori il Mac dalla borsa e mi sono collegato, godendo immensamente della cosa.

Lunedì scorso avevo un appuntamento di lavoro in corso Sempione (chissà dove, eh?). Ero in anticipo terrificante, così mi sono seduto su una panchina del Parco Sempione e ho aperto il Mac per lavorare un po' ai testi di Appelsina. C'era la Air Port attivata e mi è apparso il messaggio: "Rete senza fili rilevata. Vuoi collegarti?" Ho pensato a una di quelle fortunate coincidenze in cui si sfrutta la connessione wi-fi non protetta di qualche utente. Invece la rete si chiama Guglielmo e copre tutto il parco, il Castello Sforzesco e la Triennale. Si va in alcuni punti prestabiliti, come la cassa della Triennale, si lasciano i dati di un documento di identità e si riceve un codice con cui si ha accesso libero a Internet per tre ore. Senza pagare nulla. E se vi collegate per due minuti soltanto, ve ne restano 178 da consumare un'altra volta perché è come una tessera a scalare. Nonostante quello che si legge su alcuni blog, la connessione è immediata, stabile e velocissima. Per cui se vedete qualcuno al Parco o al Café Design piegato su un MacBook bianco, non disturbatemi. E lasciatemi godere un po' di orgoglio locale.

sono qui

Sono vivo e sto bene. Solo che tra i pochi diritti che mi arrogo c'è anche quello di non scrivere se non ne ho voglia.
Cosa potrei raccontare? Che ho visto il primo volume del cofanetto Fabio Volo Collection con tre suoi film in dvd? Lo sapete che è quasi impossibile trovare dvd di film con Gian Maria Volontè?
Oppure che ho rivalutato il Papa dopo che ha cancellato la sua visita a La Sapienza per non incontrare quella manica di studentelli puzzoni e grezzi che si credono laici e liberi e non si accorgono di recitare sempre lo stesso copione vecchio di decenni?
Insomma, è tutto così noioso e ripetitivo che quasi quasi torno a dormire.

book-criss-crossing

Ieri al solito drappello di fedelissimi ho inviato questo sms:

"Sogno di vivere in un Paese normale, dove le lettrici di Fabio Volo vengono sepolte fino alla cintola e lapidate. Non con le pietre, ma con copie della Recherche nell'edizione dei Meridiani."

Ero appena stato a fare il giro periodico delle librerie. Accanto alla catasta di libri del bresciano c'erano due tizie sui 25 anni che ne parlavano.
Lei: "Io l'ho già letto, me l'ha regalato la Tiziana a Natale. Mi piace troppo."
L'altra: "Eh sì, lui è troppo bravo, scrive davvero bene. Questo invece non lo sopporto..."
E indicava il libro di Bruno Vespa.

E' il dualismo che muove il mondo.
Coppi e Bartali
Beatles e Rolling Stones.
Callas e Tebaldi.
Duran Duran e Spandau Ballet.
Reagan e Gorbaciov.
Togliatti e De Gasperi.
E ora Volo e Vespa.

Ho composto per l'occasione questa poesia:

"Seguo il Volo della Vespa
mentre Volo sulla Vespa
Volo sì
Vespa no
Vespa si, ah no!"

Pochi metri più in là, tra le nuove uscite, brillava la copertina di La Pecora Rossa, prima fatica narrativa di Enrica Bonaccorti, edizioni Marsilio.

Solita nota...

paure

Da piccolo spesso non riuscivo ad addormentarmi perché pensavo a fantasmi mostruosi. Mi capita ancora, quando penso a Karl Lagerfeld.

[Spero che un giorno qualcuno prenderà queste mie frasi e le userà come risultato finale in qualche gioco della Settimana Enigmistica. Le scrivo brevi proprio per questo. "Cancellate le figure che sono in attinenza tra loro. Alla fine, unendo le sillabe iniziali di quelle rimaste, otterrete un aforisma di Tommaso Labranca."]

i padri

Tanti miei colleghi (ma so che a loro il termine non farà piacere) dichiarano di ispirarsi a Pasolini o Dostojevskj o anche a scrittori semisconosciuti di cui si sentono gli eredi incompresi.
Una delle persone che invece ha maggiormente influito su di me dal punto di vista intellettuale è stato Ettore Sottsass, che da ieri non c'è più.

"ma va 'ffanzum..."

Da vecchio fan degli Asburgo, anche quest'anno soffrirò perché il nostro ente radiotelevisivo nazionale non trasmetterà, come faranno invece altre 50 reti mondiali, il Neujahrskonzert da Vienna. In sua vece sarà diffusa una orrenda, squallida copia (pura emulazione fallita, puro trash secondo la mia definizione) dalla Fenice di Venezia. Compresa di minacciato sciopero degli orchestrali. E con programma di sole musiche italiane. A volerlo un uomo che, fosse vivo ancora Radetzky, sarebbe nel carcere dello Spielberg per tradimento e non a dirigere una rete televisiva.

Così la racconta  (in corsivo i miei umili commenti):

"(Cancellare la diretta da Vienna) non fu una decisione facile e venne molto osteggiata. All'inizio non ci credeva nemmeno la direzione di questo teatro. Ma io consideravo che l'Italia è una delle patrie della musica, che gran parte delle opere liriche rappresentate nel mondo sono italiane: perché allora trasmettere il Concerto di Vienna con le sue musiche mitteleuropee?
(Forse perché ci dicono sempre che la musica non ha frontiere? Perché ci avete massacrato per decenni con la storia dell'Europa Unita? Perché ci ritroviamo nelle tasche la stessa moneta che proprio dal 1° gennaio prossimo circolerà in 15 Paesi?)

"C'era poi una vera e propria dissonanza con la "Marcia di Radesky" (sic! il comunicato dell'Agenzia Giornalistica Italiana che sto copiando riporta scritto proprio Radesky!) perché sono ancora in tanti a ricordare la storia."
(Johann Josef Wenzel Anton Franz Karl Graf Radetzky von Radetz ha lasciato questo mondo nel 1858. Non credo che in giro vi siano persone che lo abbiano conosciuto personalmente e ho forti dubbi sull'insegnamento della storia nella scuola dell'obbligo. Addiritura colti giornalisti ignorano l'esatta grafia del nome. Inoltre mi pare che l'unico straniero che l'italiano medio consideri nemico continui a essere Zidane. E se proprio si devono fomentare odi nazionalistici, i popoli sassoni non dovrebbero ascoltare l'opera italiana, ricordando cosa fecero gli antichi romani dalle loro parti.)

"Il Teatro La Fenice si è sempre distinto per essere all'avanguardia nel proporre opere nuove, era stato ricostruito e doveva essere sostenuto. In questi anni lo share ci ha sempre premiato, quest'anno per la prima volta faremo entrare nelle case degli italiani solo musica italiana il primo giorno dell'anno, e questo mi sembra politically correct."
(Ma come!!! Tanto patriota e italianofilo e poi mi usa share e politically correct? E allora perché i cari italiani cui si deve dare solo musica italiana [ma non ci pensa già Radio Italia?] sono per la gran parte in vacanza in località estere? E non c'era già stato un altro fissato con l'autarchia? Quello corpulento, che urlava dal balcone...)

Ah, Fabrizio del Noce. Uomo di pace, cosmopolita e di raffinata preparazione musicale. Se uno così dirige la principale rete televisiva pubblica italiana, anche io, con i miei 168 centimetri di statura, posso aspirare a giocare nell'Armani Jeans Milano.

pola, non polar

La notte lascio in funzione thelastripper e vado a dormire. Cos'è thelastripper? E' un programmino realizzato da alcuni ragazzi danesi che permette di scaricare i brani suonati da lastfm. Non sto a spiegarvelo. Se vi interessa, andate qui. Al mattino poi controllo cosa ho scaricato, scelgo ed eventualmente conservo. Oggi ho trovato un brano di Pola. Il pezzo mi è piaciuto, così ho scaricato anche altri due suoi brani disponibili gratuitamente. Musica dolce, vagamente nordica, quasi umana per me che sono abituato ad ascoltare i citofoni. Pensavo fossero svedesi. E invece un brano, November 17th, si apriva con una voce di donna al telefono che diceva "Pronto?". Mi sono incuriosito: come mai uno svedese usa un campionamento italiano? Alla fine ho scoperto che Pola non è di Stoccolma, ma si chiama Tazio Iacobacci ed è di Catania.
Pola è il mio consiglio musicale della settimana, per evitare i fastidiosi rumori di chi finge di festeggiare un anno nuovo.

emergenza caldo

Questa che vedete è una widget che ho sulla scrivania del mio MacBook e che mi indica in tempo reale le temperature a Pantigliate, Varese e Reykjavik. Queste erano le situazioni odierne. Ma anche senza widget mi accorgo da solo del giardino coperto di brina e dei rami ghiacciati fuori dalla finestra della mia camera da letto.
E penso all'anno scorso, quando un inverno un po' più mite scatenò la follia dei media. Vi ricordate? Pareva che stessimo per bruciare da un momento all'altro. Seri studiosi di clima e mediocri conduttrici radiofoniche, tutti a urlare: è la fine!
E poi vi domandate ancora perché io mi rifiuti di acquistare e soprattutto leggere i quotidiani?

biblios

Come mai qui offro sempre consigli di ascolto musicale e mai di lettura? Perché leggo cose così assurde che non me la sento di condividerle con gli altri. Quando passo in una libreria, mi sembra di vivere in una dimensione parallela. Mi accorgo di non avere alcuna voglia di leggere Vespa, Hosseini e i suoi emuli, i dj che si credono Tolstoj, giallisti più esilaranti ora di quando facevano i comici e tutta quella produzione fatta a uso e consumo di persone poco preparate culturalmente, ma che con i loro acquisti determinano lo stato della cultura.
Oggi però ho voglia di consigliarvi un libro che sto leggendo con particolare interesse e che nessuna addetta al call center prenderà mai in considerazione. Si tratta di "Dizionario Enciclopedico delle Lingue dell'Uomo" di Michel Malherbe. L'editore è Mondadori e se una minima parte dei troppi soldi incassati con il libro del bresciano servono a stampare anche volumi di queste genere mi sento riconciliato con la vita.
Forse già sapete che mi piace leggere le grammatiche di lingue inusuali che mi avvincono più di qualsiasi noir. Con questo presupposto il Dizionario di Malherbe è per me la Bibbia, il Libro dei Libri. E' un viaggio tra le caratteristiche lessicali, fonetiche ed etimologiche delle 3000 lingue che si parlano nel mondo, 171 delle quali sono approfondite con un piccolo vocabolario.
Davvero, non ho bisogno d'altro.

bioetica

Perché mai bisognerebbe essere contro l'aborto, la pena di morte, l'eutanasia, le guerre, le carestie e i serial killer se poi il mondo che dovremmo difendere è questo?
Troppo facile fare commenti su simili personaggi, però vi prego di considerare l'internazionalità di The Guerrer, modello di Cornaredo con intenti bellicosi non sorretti da una precisa conoscenza delle lingue sassoni. O la finezza di Pink Chanel (più che un nick, una bestemmia).

memento mori

Avrete sicuramente presente il Memento mori, quella immagine barocca che, tra un teschio e l'altro, ricordava alla vanità del mondo quale destino l'attendeva. Bene, oggi mentre facevo il pieno di diesel, mi sono trovato di fronte questa versione moderna del Memento mori, vagamente ecologista.

che razza di intellettuale

Con tutto quello che potrei fare per aiutare i miei colleghi intellettuali a migliorare questa "Italietta berlusconiana & televisiva", sto perdendo il tempo in maniera indecorosa. Per esempio, ho scoperto questo meraviglioso sito che permette di creare personaggi in stile South Park.
Mi sono autoritratto. Eccomi...


il consiglio della settimana

Questa settimana consolatevi della noia natalizia con le atmosfere molto particolari di Ckid. Musicista tedesco di difficile catalogazione. A volte ti perdi negli strati sonori dello shoegaze, altre volte nelle reminiscenze bowiane di trent'anni fa, altre ancora nell'elettronica vagamente dance nordica. In ogni modo, un balsamo. Per esempio, ieri ero in un negozio dove diffondevano a tutto volume i Negramaro. Vera e propra cartina tornasole della mediocrità. Se qualcuno vi dice di apprezzare i Negramaro potete stare tranquilli che avete di fronte un mediocre. Ogni volta che sento la voce da sega elettrica del cantante mi armerei della suddetta per compiere un massacro. Invece mi sono trattenuto, sono scappato a casa. Ho ascoltato Ckid e sono stato meglio.

PS: naturalmente in quel negozio non comprerò più nulla!

escher

Tra le mille etichette musicali che leggo in giro, oggi mi ha colpito indietronica. Va suddiviso così indie + (elet)tronica, dove indie indica le gloriose produzioni indipendenti. Però, come succede con i disegni di Escher, basta guardare la parola da un'altra angolazione per vedere qualcosa di diverso. Poniamo la cesura della parola composta qualche lettera più in là. Otterremo indietro + (elettro)nica. E' forse un genere controcorrente che usa suoni e strumenti elettronici obsoleti? Magari un po' meno fighetto dell'8bit? Max Orsini Varaldo è rimasto molto colpito da questa mia osservazione e si è già chiuso nel suo studio, dove sta lavorando con strumenti recuperati chissà dove.

come sono buono

Me lo avete chiesto. Ed eccolo. Ma solo perché è Natale e voglio essere un po' buono.

plagio! (remix)

Dai Paesi Bassi mi giunge questa preoccupata segnalazione di plagio. Il logo del Partito Democratico sarebbe una copia spudorata del marchio dell'Algemeen Dagblad, un quotidiano di Rotterdam.

Però se si vuole fare presa sull'elettorato popolare bisogna conquistarlo con qualcosa di più giovane e trendy. Mi permetto di avanzare tre umili proposte di logo plagiato che potrebbero garantire un sicuro successo alla nuova formazione. Altro che un oscuro quotidiano neerlandese!

 

veltron goldwyn mayer



Le morti sul lavoro sono una realtà continua e gravissima che i media stanno ipocritamente spacciando per emergenza legata al momento. Alquanto imbarazzante l'idea romana di ricordare le vittime illuminando a giorno il Colosseo, quasi un'appendice alla Festa del Cinema. Puro stile Veltron Goldwyn Mayer.
Da notare lo striscione. Essenziale e riutilizzabile. Mai più. In mancanza di specificazioni potrà essere riutilizzato per un gran numero di fiaccolate: contro la mafia, la camorra, la 'ndrangheta, la sacra corona unita, gli atti di razzismo, la violenza contro le donne, quella negli stadi, le guerre, gli tsunami, le assemblee condominiali che finiscono a botte e l'invasione del cinema hollywoodiano. Questa è economia da brave massaie!

forse... (peut-être...)

I nostri serissimi tg, quelli per i quali vengono nominati direttori gravi, colti, preparati, dalle solide basi politiche, ci hanno ammorbato ieri sino dai titoli con la fondamentale notizia del rapportino tra Sarkozy e Carla Bruni. Evito di scrivere che ormai tra Gianni Riotta e Alfonso Signorini non c'è più alcuna differenza e me ne sto in un angolo a coltivare una piccola speranza.
Dopo aver sposato Ranieri di Monaco, Grace Kelly smise di recitare.
Dopo aver sposato il Principe delle Asturie, Letizia Ortiz ha smesso di fare l'annunciatrice.
Spero che, dopo l'eventuale matrimonio presidenziale, Carla Bruni smetterà definitivamente di cantare.

 

antipolitica

Stavo passando in piazza San Babila. C'era un gazebo di Alleanza Nazionale con dentro un uomo e una donna che parlavano pacatamente dei fatti loro. Fuori erano appesi dei manifesti in cui si chiedeva la caduta del governo Prodi e si auspicava la fine di questa società amorale, relativista e laicizzata. Un anziano signore dalla barbetta bianca dopo aver letto quel manifesto ha infilato la testa nel gazebo e ha detto: "La Russa è un puttaniere. Fini è un puttaniere. E la Santanché... Siete delle merde!" Ed è andato via. I due nel gazebo mi sembravano alquanto imbarazzati. Annuivano, come si fa quando si dà ragione ai matti, ma non si sono nemmeno alzati per tentare una difesa.
Mentre attraversavo la strada ripensavo a ciò che era piazza San Babila trent'anni fa e a cosa sarebbe successo se uno di sinistra avesse detto simili cose a uno di destra.
Deve essere questa l'antipolitica.
Allestire i gazebo e riempirli di vecchi proclami. Il centro di Milano ne è pieno. C'è quello della Lega Nord, quello di Forza Italia, quello del Partito Democratico, quello di Rifondazione. Messi uno a fianco all'altro, quasi a fomentare la lotta. Ma nessuno ha voglia di alzarsi dalle sedie di plastica. Pochi si fermano. I vecchi a volte inveiscono. I giovani non li vedono neppure. E quelli della mia età, quelli che non hanno vissuto l'epoca d'oro dei contrasti politici, conoscono un solo Gazebo. Aveva la maiuscola e cantava I Like Chopin.

last night

Il 10 marzo 2008 uscirà Last Night, il nuovo cd di Moby. Non si dovrebbero dare notizie con questo anticipo perché adesso non so come riempire i lunghi giorni di attesa che vanno da ora alle porte della primavera.
A proposito del nuovo disco, Moby ha scritto sul suo sito: "It's a lot more dance oriented and electronic than my last few albums, probably as a result of all of the dj'ing I've been doing lately (...) It has some interesting guest vocalists. My favorite guest is the rapper Grandmaster Caz, and he was one of the writers of  'Rapper's Delight'. He's been rapping since 1975..."
Traduco: "Visto che quando faccio il rocker intellettuale acustico mi spernacchiano, ho deciso di tornare a fare quei bei pezzi dance che sembrano un po' Rondò Veneziano elettrificato e che tanto piacciono al mio fan italiano T-La. Inoltre saranno tutti usati per molti spot pubblicitari e porterò a casa qualche soldo, visto che con quello che costa il cibo vegano non arrivo a metà mese. Mi butto sulla dance e sugli anni Settanta perché se è andata bene a Madonna, perché non dovrebbe andare bene a me? E in fondo, anche il mio fan italiano T-La non si sta dedicando alla disco Seventies in questi giorni?"
Mi domando chi lo abbia informato di ciò su cui sto lavorando!

il consiglio russian house della settimana

Visto che già mi hanno scritto per recriminare il fatto che ascolto minimal techno (hélas, les moralistes!), spazio e aggiorno i miei gusti, così desolantemente provinciali, consigliandovi Dimitri Filotov e le sue due hit, scaricabili gratuitamente, Utrom Ia Solnzie (Di mattina* io sono il sole) e Esciò Odin Den (Ancora un giorno).
[PS: questo provincialissimo e arretrato programma di creazione siti non supporta i caratteri cirillici e quindi non posso inserire il link. Cercatevi il Filotov su last.fm. Siete tutti cosmopoliti, no?]

* Filippo, spassiba!

il consiglio minimal techno della settimana

Deliziatevi con un duo tedesco inatteso: Apparat (di cui ho già tessuto ampiamente le lodi un paio di anni fa) ed Ellen Allien. Cercateli su last.fm. I suoni del loro brano Jet sono commoventi.

el cuntentin

Sono finito non so nemmeno come su questa pagina. L'associazione tra discount e low cost è davvero il trionfo di un certo stile di vita che non vuole ammettere la propria miseria. Anzi, chi (soprav)vive secondo quello stile crede davvero di spassarsela. Tra carrelli pieni di prodotti di seconda scelta e voli su aerei da solo posti in piedi.
Io sono orgoglioso della mia miseria temporanea. Per esempio, accendo i caloriferi solo dalle 17 alle 18. E se qualche ospite si lamenta, gli racconto che la cosa ha una sua origine anche nobile. All'Abbazia di Chiaravalle, poco distante da casa mia, in inverno ai frati era concesso riscaldarsi solo per poco tempo, vicino a un grande braciere. Quel momento di conforto era chiamato el cuntentin, ossia una piccola cosa che accontenta.
Anche i viaggi low cost e le abbuffate al discount sono in fondo dei cuntentin. Ma non so perché il mio cuntentin mi pare più dignitoso.

bucsciop

Prima di proseguire con la lettura, leggete qui.

Sono stato a fare il consueto giro delle librerie. Senza comperare nulla, ben inteso. Mi guardo in giro, studio titoli e copertine, analizzo i trend.
Decisamente in caduta i gialli. Benché gremiscano i reparti novità come fanno le formiche in casa mia ogni primavera, i vari ispettori e commissari paiono già fronteggiare la pensione. Stabili come sempre i nuovi titoli su donne più o meno stuprate e più o meno medio-orientali. In decisa crescita il filone iochecombattolacamorra. Tanto che mi domando: come fa Saviano a trovare il tempo per scrivere un nuovo romanzo, impegnato com'è a scrivere fascette per libri emulativi del suo?

Ultimo tra tanti: Io, per fortuna c'ho la camorra di Sergio Nazza, Fazi Editore. Pare sia una versione letterario-campana di 24, il telefilm che raccontava in ogni stagione ventiquattro ore in altrettanti episodi. Così almeno dice una recensione trovata su Internet, il cui estensore forse ignora che anche Ulysses di Joyce si svolge in quello stesso lasso di tempo. Immancabile fascetta di Saviano che dice qualcosa tipo: "noi che facciamo questo maledetto lavoro in questa maledetta terra". Fantascienza, insomma.
Potrei anche dire che mi sono un po' stufato di questo impegno civile di facciata, tirato a lucido dagli editor. E mi sono anche stufato di dovermi preoccupare di cose di cui non ho esperienza diretta e che vengono imposte come emergenza nazionale anche agli alto-atesini. Non lo dico però, altrimenti mi dicono che sono razzista, leghista, fascista e cretino. Ah, ma l'ho detto ormai.

Lascio il reparto facciamo-una-bella-figura-da-intellettuali-parte-della-società-civile-ma-stiamo-attenti-ai-nocciolini-delle-olive-ai-cocktail-dopo-le-presentazioni-del-libro-magari-con-Veltroni e mi trovo di fronte un cartonato gigante che pubblicizza a caratteri cubitali "IL NUOVO ROMANZO DI FABIO VOLO". E vicino c'è la sua foto. Ha lo sguardo assorto, da vero scrittore. Sarà andato a lezione di posa fotografica da Giorgio Faletti?
Nei due anni in cui ho lavorato a Play Radio ho espresso la mia opinione su Volo solo una volta, e solo perché incluso nella nefanda serie Grandi Scrittori Italiani. Un rapido accenno, tanto che non risposi nemmeno a quella ignota ascoltatrice che mandò subito un sms dicendo: "Non parlare male di Fabio Volo! Per diventare come lui ne hai da correre!"
Sì, magari all'indietro.


domeniche senza tramonto

Fabio Zuffanti è il mio musicista di riferimento. Ci siamo conosciuti un anno fa, quando mi scrisse dopo aver letto Il Piccolo Isolazionista. Abbiamo in programma alcune cose, tra cui Appelsina, di cui però parlerò più avanti.
Intanto siamo riusciti a concretizzare una prima cosa. Fabio mi ha chiesto di scrivere un testo che lui avrebbe musicato e io l’ho fatto molto volentieri.
Tra le cose che ci accomunano, oltre l’amore per il freddo, la neve, i suoni eterei e ghiacciati, c’è anche la noia desolante della domenica. L’indicazione di Fabio era proprio questa: un testo che parlasse di quella vuotezza.
Ho scoperto che tra i tanti che hanno sofferto e soffrono della piccola angoscia che procura la fine della giornata festiva c’è stata anche Thérèse Martin, meglio nota come Santa Teresa di Lisieux (1873 – 1897).
Scrivendo il testo per Fabio, che ho intitolato Domeniche senza tramonto, mi sono ispirato a queste frasi tratte dal libro di Teresa, Storia di un’anima:

“Ma ritorno alla mia giornata domenicale. Quella gaia giornata che scorreva così rapidamente, aveva anche la sua tinta di malinconia. Ricordo che la mia gioia era assoluta fino all’ora di compieta; durante l’ufficio pensavo che il giorno del riposo stava per finire (...). Sospiravo (...) la domenica senza tramonto della Patria celeste. Perfino le passeggiate che facevamo prima di rientrare ai Buissonnets mi lasciavano un senso di tristezza nell’anima (...) Per via guardavo le stelle scintillare dolcemente e quella vista mi rapiva. Vi era soprattutto un gruppo di perle d’oro che notavo con gioia, trovandogli la forma di una T e lo mostravo a papà dicendo che il mio nome era scritto in Cielo.”

Potete ascoltare Domeniche senza tramonto in una versione provvisoria a bassissimo bitrate qui.
E di seguito invece c'è il testo.

La domenica a Teresa
Piace fino a un certo punto

Fino a quando le campane
La risvegliano suonando

Fino a quando la lavanda
Resta sul vestito bello

Fino a quando sono accesi
I sorrisi della gente
Sul sagrato della chiesa


Fino a quando può giocare
Senza accendere la luce

Fino a quando dura il dolce
Della visita alla nonna

C’è una linea che separa
In due mondi la giornata

Ripartisce le parole
Che ne formano la trama
E cominciano per D.


Prima dolce, delicata
Duratura e divertente

Poi dormiente, dolorosa
disillusa e deprimente.

Quando dopo torna a casa
Tra le braccia di suo padre

Tiene stretta la sua testa
Contro quella del papà
In cui già c’è il lunedì


E’ la Francia di provincia
E finisce l’Ottocento

Senza polveri sottili
Che nascondono le stelle

Sei di loro scintillanti
Sembra formino una T

E Teresa si consola
Nel vedere in quelle sere
Il suo nome scritto in cielo.


Si addormenta sospirando
Le domeniche celesti
Che non hanno mai tramonto.

celebrazione

Vi ricordate il Blogrodeo del 2004?
In ogni caso, andate qui.

discount shopping

Prima di diventare attrice, Angelina Jolie produceva cetrioloni. Poi ne ha sposato uno.

[No, scusa. Detto tra noi... ma che razza di post è questo? Poi ti lamenti se ti definiscono cretino, non-scrittore, buffone. Sei senza un lavoro e post simili sono solo un modo per aggravare la tua situazione. Ma quale giornale di sinistra ti chiamerà mai a collaborare? Perché non fai di questo sito un luogo di seria discussione sulla letteratura, con belle citazioni pasoliniane e attacchi sagaci all'industria dei best-seller? Comunque vedi tu...]

w la radio 1

Anche se in realtà era RadioTre. In auto, sulla strada di casa, stavo aspettando un giornale radio. Intanto su RadioTre finiva la puntata di "Damasco", solito programma di una RadioTre sempre più Bor7, ossia con quell'atteggiamento di attesa salvifica nei confronti di libri e letteratura. Una voce chioccia ha iniziato a dire frasi alquanto sconnesse di saluto. Sono restato allibito quando alla fine ho sentito che tale sconnessione concettuale e verbale era merito di Lella Costa, una delle attrici più celebrate dal leccaculismo nazionale, per me un simbolo splendente di quello che il paraculismo politico può fare di una persona con mediocri capacità
Appena a casa ho recuperato il podcast della puntata di "Damasco" e ho trascritto per voi il finale. Godetene.

"Ioooo... non so se era esattamente questo che volevo dire, ma so che ne sarebbe valsa la pena comunque spero che ne varrà sempre la pena. Spero sicuramente che valga la pena di ritrovarci ancora domani che è anche l’ultima delle... delle mie incursioni nella vostra vita spero non sgradite, anzi spero perfino qualche volta attese con unnnnn po’ di poesia ehm con ancora e con ancora per finire con una voce femminile insolita e spiazzante, capace di raccontare storie in pochi versi e non vi dico chi è perché voglio mantenere questo po’ di mistero d’altra parte Oscar Wilde diceva: “Che suspence! Speriamo che duri.” Sicuramente durerà sino a domani che è venerdì, sicuramente ci sarò ancora io ad accompagnarvi versooooooo Damasco. Io sono Lella Costa vi aspetto a domani e spero davvero che ne valga la pena."

E questa sarebbe la grande attrice affabulatrice? Che sicurezza di sé! E quanta speranza in queste parole! Anche se la saggezza popolare e i Litfiba dicono: "Chi vive sperando, muore... non si può dire."
Però se recupererete il podcast noterete che al piede del riquadro appare a raffica la pubblicità dei Rotoloni Regina. Una carta igienica. E la frase allora si conclude da sé.

w la radio 2

Non mi domando neppure più perché.

ground control to major tom...

Guardo con voluttà le infinite puntate dei programi di Michele Guardì. Cambiano governi e direttori di rete, ma gli spaventosi programmi di Guardì (misto di sagra paesana, affettazioni piacione, scarti di giochi senza frontiere) restano sempre lì, irremovibili. Guardì dirige ferocemente collegamenti e conduttori, facendo partire a raffica stacchi musicali irritanti.
Sabato, verso la fine del programma, ho assistito a una cosa meravigliosa. Fine di un collegamento. L'inviata parlava dal solito paesino, con il solito campanile e il solito drappello di carabinieri, sindaci, parroci e tutta la paccottiglia da quadretto naïf da strapaese.
Una vecchia allucinante alle sue spalle si è spostata per entrare in camera. Ha estratto da una borsa un cellulare di ultimo tipo. Ha iniziato a premere tasti. Obiettivo più che chiaro: telefonare a casa per dire "Sono in tv" e farsi nel contempo vedere mentre era in tv e telefonava dicendo "Sono in tv".
Ma qualcosa non andava. La vecchia non riusciva a chiamare. A un certo punto, disperata perché il collegamento era agli sgoccioli, la vecchia si è girata verso il carabiniere alle sue spalle, chiedendo aiuto per far funzionare quel diabolico aggeggio. Ma il carabiniere aveva lo sguardo perso sul fondoschiena della conduttrice bionda e non riceveva.
Dissolvenza al nero sulla vecchia che agitava il cellulare davanti alla faccia del carabiniere.

Can you hear me, major Tom?

chab

C'è vita oltre Trentemøller? Be', forse sì. Girando instancabilmente su last.fm (dove ho iniziato timidamente ad accogliere qualche richiesta di amicizia, ma solo poche, non illudetevi) mi sono imbattutto in Chab, produttore/musicista svizzero. Non riesco più a spegnere qualunque lettore che emetta musiche di Chab. Sul sito della sua casa discografica, la Saw Recordings, dicono che ha reminescenze di Depeche Mode e Human League. Io ci sento invece forti sentori di Giorgio Moroder. Che poi sarebbe il padre di noi tutti.

telemarketing

Ore 12.47.
Vibrazione del telefono. Numero privato.
T: "Pronto?"
Ragazza (tutto di filato, senza una sola pausa): "Buongiorno, la chiamo dalla XXX per proporle un nostro prodotto, un robottino americano per la pulizia domestica. Possiamo venire a casa sua e darle una dimostrazione senza impegn..."

Clic.

Ore 12.48.
Vibrazione del telefono. Numero privato.
T: "Sì?"
Ragazza (con tono risentito): "Ma è caduta la linea o mi ha chiuso il telefono in faccia?"
T: "Le ho chiuso il telefono in faccia."

Clic.

scegli me

Finalmente è stato presentato il logo del Partito Democratico. La scelta è stata fatta, democraticamente, fra tre simboli votati da tre milioni e mezzo di persone.

Proposta logo n. 1
Proposta logo n. 2
Proposta logo n. 3

Il simbolo vincente è stato, sorprendentemente,  questo:

archeologia & propaganda

Oh, tutti parlano di un ritrovamento archeologico a Roma che riguarda pare la Lupa. Lo fanno con la stessa allegria che mi prende quando trovo una banconota da 10 euro dimenticata in una giacca che non mettevo da mesi. E sì che di sassi vecchi a Roma ne hanno così tanti. Non capisco come possano ancora entusiasmarsi. In particolare, la cosa ha molto entusiasmato il sindaco, S.A.R. Walter Veltroni, il quale si è recato immediatamente sul luogo della scoperta e si è fatto dare una foto del reperto. Dopo una misteriosa sosta nel suo ufficio, ha provveduto a distribuire personalmente l'immagine ai giornalisti coartati, pardon invitati, a una conferenza stampa sul Partito Democratico. "Altro che primarie," diceva garrulo Veltroni. "Io vengo da molto più lontano". Ecco la foto, comunque.

copia & incolla

Ho accennato poco più giù al cinema italiano emulativo. Qualche tempo fa misi online questa immagine:

Oggi metto questa.


So bene di non essere il solo ad averlo notato. La copia è così smaccata che forse non meriterebbe nemmeno una riga di commento.
Ma ci sono alcune domande che continuo a pormi. Per esempio. Perché nessuno crede a Quentin Tarantino quando dice che il cinema italiano attuale è disgustoso? O anche come si può lavorare a un film del genere (quello a sinistra) senza sentirsi umiliati dal doversi muovere sul filo della brutta copia? E a che serve girare questo enorme product placement spacciandolo per film?
E perché Luca Argentero fa l'attore invece di preparare la malta bastarda in qualche cantiere orobico?

[E non è invidia (*). Io ho lavorato un solo pomeriggio con Luca Argentero e mi è bastato. Non ho mai conosciuto una persona più arrogante, poco educata e, diciamolo, poco portata per l'arte che fu di Laurence Olivier.]

Un tempo il cinema italiano era specializzato nelle parodie immediate dei grandi successi. Ma erano opere fatte con la coscienza di copiare ridicolizzando, abbassando di due o tre toni il livello dell'originale, con l'obiettivo dichiarato di far ridere.

In disprezzo del film con Argentero e in onore delle vecchie pellicole parodistiche, mi copio anche io e ripropongo un post dell'8 marzo 2005 apparso sul sito che avevo allora. Chissà quale dominio aveva.

 

08.03.2005 | CIIIIIIICCIO!



Ogni mese mi arriva a casa la rivista con tutti i programmi di Sky. E ogni mese mi meraviglio di tutti i film italiani mandati in onda dai canali satellitari del gruppo. Sono tutti film prodotti tra il 1995 e il 2004, nessuno dei quali penso sia mai arrivato nelle sale. Sono le solite opere prime di ex videomaker, storielle minimali di provincia, amorini, avventurette, tragediucce, amicizioline e via con i diminutivi.
Alcuni di questi filmucciolini (banali, però impegnati e antigovernativi, benché girati con i fondi dell'articolo 28) in dieci mesi di programmazione racimolano quanto una produzione hollywoodiana raccoglie in un solo spettacolo e in una sola sala.
Inutile trovare giustificazioni insultando la distribuzione, i produttori, la scarsa intelligenza del pubblico. Sono film brutti, girati male, presuntuosi e noiosi. Quindi vengono puniti.
Ah, che bello quando, molti anni fa, la cinematografia italiana viveva di comicità becera, di parodie che spesso si limitavano solo al titolo per andare poi nella solita direzione del pecoreccio.
Oggi quei film sono ripubblicati in dvd con l'intelligente adesivo "Italia Trash" in copertina e sono collezionati da chi li aveva snobbati fino a dieci anni fa.
Ma se fossero vivi ancora oggi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia quali perle ci avrebbero regalato da aggiungere a caposaldi come "L'esorciccio", "Ultimo tango a Zagarol" e "Paolo il freddo"?
Facciamo un po' di fantacinema:

Il codice Gratta & Vinci (storia di due poveri contadini della provincia di Ragusa che trovano una mappa scritta con strani simboli dal bisnonno analfabeta secondo cui nel loro terreno si cela un tesoro, ma sono ostacolati dal prete del luogo che è un fanatico giocatore alle lotterie governative e si è fatto fuori tutte le offerte delle pie beghine e quindi cerca di impossessarsi del tesoro per tamponare le perdite)

Auchan's Eleven (storia di due musicisti ambulanti, ultimi in una famiglia palermitana di undici figli, che, spinti dalla fame, progettano un colpo al banco salumi di un ipermercato. Ma purtroppo anche un potente padrino ha progettato un furto milionario allo stesso ipermercato. A peggiorare le cose c'è il fatto che Santuzza, la donna del padrino, aveva fatto una fuitina con uno dei due musicisti. Alla fine Santuzza al denaro preferirà il bottino in mortadelle e prosciutti e fuggirà con la vecchia fiamma. Ma alcuni picciotti...).

Amatrix (storia fantascientifica ambientata nella provincia di Rieti. Meo è un cuoco specializzato in amatriciane, che deve contrastare gli attacchi di Er Pheus, cuoco in una trattoria rivale. Er Pheus compie spesso telefonate anonime ai NAS che perseguitano Meo nella loro caccia ad Amatrix, una marca di amatriciana surgelata che viene spacciata per D.O.P. e osannata anche sul Gambero Rosso. Alla fine si scoprirà che Amatrix viene servita nel locale di Er Pheus, multato. Ma il dubbio resterà: l'amatriciana che prepara Meo è genuina o è una Amatrix surgelata?
Sono annunciati: Amatrix Reloaded e Amatrix Revolution).


du bist das licht


Pensate se stasera fossi andato a teatro per assistere a una di quelle noiose furbate sui precari di Ascanio Celestini (yaaaawn!). Non sarei finito sul sito di Gitti Goetz e non avrei mai saputo che Gitti, insieme alla sua collega Erika Bruhn con cui già incise la versione tedesca di Heidi, ha inciso ora un cd dedicato a Benedetto XVI dal titolo Du bist das Licht (Tu sei la luce). Ora il problema è: dove trovo questo cd?

file under...

Da settimane ormai cerco di sistemare gli oltre 10000 brani che conservo nell'iPod nero (ce n'è anche uno bianco, ma ci penserò dopo). Trappola: per verificare titoli e nomi e per cercare foto da abbinare ai brani uso Last.fm. Dove spesso trovo decine di brani scaricabili gratuitamente che vanno ad accrescere quella massa di 10000+ e devo ricominciare da capo. Ma il problema vero sono le catalogazioni richieste da iTunes. Album genere album per genere artista album... Dicono certi critici musicali che è stupido etichettare la musica. Poi sono loro i primi a inventare per i giornaletti misterici su cui scrivono le definizioni più assurde in un inglese immaginifico. Così ho deciso di creare le mie definizioni.
Tutta la musica chiara degli anni Ottanta si chiama "Pomeriggio da Giovannona". Quella scura "La Misère Provoque Le Génie". I musicisti elettronici sono "Murene scintille e bachelite". Per i brani trance o comunque con un altissimo numero di bpm uso "Correndo su un ponte di Calatrava". Qualunque cosa abbia sonorità esotiche, da Césaria Evora a Bally Sagoo, è stata definita "Non se ne può più di questi extracomunitari". I minimalisti classici sono "Minimali come il salmone pisellato". La mia passione più recente, ossia la minimal techno, si trova sotto "Perché mi piacciono le stanze semivuote". La peggiore musica dance degli anni 90 è bollata come "Lei balla con un piumino bianco al centro della pista". Gli Abba, Max Pezzali e qualcun altro sono stati catalogati come "Alla faccia dei comunisti".

faccio la giornalista politica, ma ho sempre sognato lo showbiz

Ho distrattamente sentito che al Senato è stata approvata la legge finanziaria. Pare che le class actions saranno possibili anche in Italia. Confindustria è assolutamente contraria.
Una giornalista che ne parlava in un gr non ha saputo spiegare molto bene che cosa sia una class action. Così ha dedicato più di metà del servizio al film Michael Clayton con George Clooney.
Confindustria stia tranquilla. L'unico danno che potranno causare le class actions in Italia sarà un film emulativo con Alessandro Preziosi.

riflessioni

Sento di essere incompleto.
Mi manca sempre qualcosa per 'esserci'.

Un'idea, un guizzo, un ideale,
una passione oppure una vocale.

Così non so apprezzare (Mario) Martone
E mi fermo poco prima, a (Sandy) Marton.

quelle finesse 2

E dopo la cravatta laziale di lunedì scorso, il conduttore del TG1 questa sera sfoggiava una elegante cravattona giallo-rossa in onore della Roma. Questa è vera par condicio!

PS: qualcuno vuole aprire un dibattito sulla irrinunciabile pochette bianca?

quelle finesse

Una delle esperienze più scioccanti che un essere umano possa fare è seguire il TG1. Stasera ho voluto farlo, non so nemmeno perché. Però sono stato premiato. Il conduttore, di cui non conosco il nome e non desidero nemmeno conoscerlo, ha parlato per più di venti minuti degli incidenti calcistici di ieri e del ragazzo ucciso, tifoso laziale, esponendo una cravattona bianca e azzurra.

asocial netwoking

Ho un mio profilo su last.fm. Non ho ancora capito se passo più tempo su quel sito ascoltando musica o rifiutando le richieste di amicizia che mi arrivano. Qualcuno si è anche offeso. Io invece non credo di essere cafone o arrogante, ma solo coerente. Ricevo richieste di amicizia da parte di persone che non si sono fatte vive per anni. Sono passati compleanni, santinatali e santepasque e tante altre belle occasioni e mai un cenno, un ipocrito sms di auguri. Invece contattarmi su last.fm da quel senso di fighetteria informatica e moderna. Così, tanto per mostrare al mondo quanti amici si hanno. Nell'irrealtà.
Quanti amici avete? Ma amici veri, non quelli che firmano il vostro guestbook. E nemmeno quelle inafferrabili creature, frutto di certa mentalità televisiva provinciale, che servono solo come comparse per la finta allegria delle cene al sabato sera.
Io non ho amici nella realtà. Figuratevi se desidero averne nella virtualità.

the jane austen book club

Il prossimo 18 gennaio arriverà anche in Italia uno dei film più Borsetta degli ultimi anni. Il titolo originale è The Jane Austen Book Club. Non so come sarà intitolato in italiano, ma è molto probabile che resterà lo stesso. O, peggio, gli affibbieranno un altro titolo in inglese. Perché tra i frequentatori dei multisala nessuno è in grado di seguire un film in lingua originale, ma tutti si sentono gratificati vedendone uno dal titolo pseudoanglofono. La storia, in poche parole, è questa: cinque donne e un uomo si incontrano una volta al mese per discutere uno dei romanzi di Jane Austen. La Austen era una noiosissima zitella inglese d'era preromantica, per fortuna morta a 41 anni, prima di ammorbarci con altri collosi volumi. Organizzatrice del club è Bernadette, tipica donna libera & forte. Poi c'è una tale Sylvia che ha problemi di cuore. Segue l'inevitabile lesbica che si chiama Allegra ed è figlia di Sylvia. Naturalmente le vite delle protagoniste si intrecciano con quelle delle eroine della Austen.
Anche nel film dei Simpsons appare un club di lettori frequentato solo da donne. E qualche mese fa uscì uno spaventoso volume dal titolo Le donne che leggono sono pericolose (mai quanto quelle che scrivono, chioserei io).
Insomma: non sarebbe il caso di smetterla con questa storia delle donne animi fragili che leggono tanto, mentre gli uomini bruti burini pensano solo al Fantacalcio?
Per fortuna esistono le eccezioni. Leggo sul sito della rivista britannica Arena il commento della giornalista Emma Bartley: "Ho visto il trailer di The Jane Austen Book Club, un film così spudoratamente mirato a toccare le corde degli animi femminili che mi ha fatto venire voglia di tagliarmi via la vagina e di crearmi un finto pene con il bicchiere di carta del popcorn."
Un'ottima idea NeoTom: prima di parlare di libri dovremmo strapparci tutti ciò che abbiamo nelle mutande.

invidia

Lo spiego perché mi capita spesso di avere parole e atteggiamenti critici verso alcuni personaggi. Cosa da non fare, per carità! Provate a muovere una critica a uno dei beniamini della stampa. Vi diranno subito che siete invidiosi.
Ricordo una intervista radiofonica di qualche mese fa.
Maria Latella, direttrice di A. Le domandai perché avesse messo XXX (un attorucolo) in copertina.
Rispose: "Invidia, Labranca?"
"Invidia?" ribattei. "Ma l'invida è un sentimento nobile che non mi permetterei mai di sprecare per XXX. Se proprio dovessi essere invidioso lo sarei nei confronti di Proust, non di un idoletto temporaneo e senza futuro."
Ma la scelta obbligata intellettuale vuole che tutti insieme si celebrino i celebrati e si rida dei derisi. Senza alcuna opinione personale. Pena l'accusa di essere invidiosi.

greatest hits

Sono andato a fare un giro tra i megastore di musica e sono rimasto molto deluso. C'è una raffica di raccolte e greatest, farciti con il contentino di qualche traccia inedita, di solito scarti degli ultimi cd di inediti. Non è sintomo di grande creatività. Mi sono sentito a disagio. Nelle ultime settimane ho scaricato moltissimi brani di musicisti sleeptronici poco o per niente conosciuti da siti come last.fm o download.com. Così mi ha disgustato vedere in vendita a 21 euro cd dei soliti nomi. Dischi in cui si può salvare una traccia su venti. Non ho saputo trattenermi e ho fatto comunque acquisti.
Ho comperato il nuovo doppio cd di Trentemøller e il nuovo doppio cd dei Sigur Rós. Però anche qui non posso parlare di grandi stimoli creativi. Trentemøller ha messo insieme quelle che ritiene le sue migliori produzioni e remix su vinile degli ultimi tempi. I Sigur Rós presentano un lavoro nuovo solo in parte. E ho anche preso il decimo volume della serie Hôtel Costes che è di una noia asfissiante. Ma ho tutti gli altri nove e non posso rovinare la collezione.

riciclaggi

Dopo è toccato alle librerie. E' davvero impressionante vedere quali volumi sono schierati lungo pareti infinite di carta inutile. Continuano a crescere le pubblicazioni di ogni genere, dall'arte alla cucina, dal femminismo alla ginnastica dolce, firmate, prefate o glossate da Dario Fo ripreso in copertina nella solita smorfia bocca-spalancata. Fo è però tallonato da un altro portatore di maschera da commedia, Beppe Grillo, il cui faccione da carboidrati con l'ormai irrinunciabile smorfia di disprezzo generalizzato appare su un buon numero di volumi. Si prevedono anche diari, magliette e astucci con il volto bilioso del Grillo, come è successo per 3msc.
Ho visto i romanzi di Vaporidis (Mondadori), di Linus (Mondadori), di Francesco Renga (Feltrinelli). Almeno due nuovi libri di Bruno Vespa. Un orripilante libro di poesie di Roberto Vecchioni (Frassinelli). Ne ho letta qualcuna. Davvero, liberi tutti.

intelligentsija

Una delle cose NeoTom più piacevoli è fare acquisti dopo le 23 all'Edicola del Corso in Buenos Aires a Milano. Oggi ho comperato un numero speciale di Q, la rivista musicale britannica che compie 21 anni. Hanno deciso di celebrare l'avvenimento presentando le 21 persone che hanno cambiato la musica. Ogni articolo è stato scritto da un musicista o comunque da un profondo intenditore. Brian Wilson parla di Lennon & McCartney. Robert Plant parla dei Led Zeppelin. I Coldplay parlano dei Kraftwerk. Alex Kapranos dei Franz Ferdinand parla di David Bowie. Quentin Tarantino parla di Bob Dylan. E così via. Bello.
Però poi ho pensato a qualcosa di terribile. La stampa periodica italiana vive copiando & incollando quella estera con almeno tre mesi di ritardo. Ho immaginato così un numero di Rolling Stone Italia o Vanity Fair con lo stesso speciale.
Chi chiamerebbero? Nel delirio ho visto: Valentino Rossi parla di Vasco Rossi. Walter Veltroni parla di Ligabue. Le Vibrazioni parlano dei Litfiba. Roberto Saviano parla dei 99 Posse. Riccardo Scamarcio parla di Antonello Venditti. Asia Argento parla di Irene Grandi. Jovanotti parla di Jovanotti. Fabio Volo parla dei Negramaro. Alex Del Piero parla di Tiziano Ferro. Silvio Muccino parla di Eros Ramazzotti. Selvaggia Lucarelli parla di Laura Pausini.
Ho avuto un brivido.